Cantine Aperte 27 maggio 2012

Con grande piacere quest’anno ritorna Cantine Aperte, manifestazione enoturistica che permette di accorciare in un clima rilassato la distanza tra le cantine e gli appassionati ed i degustatori.

Davvero un grande piacere per noi, la accogliamo con favore e ci attrezziamo come sempre per cercare di trasformarla in una esperienza piacevole e aperta sia ai geek del vino che agli appassionati amanti della campagna genuina e dello stare insieme.

Assaggiare, camminare nelle vigne, condividere e relax saranno le parole d’ordine della giornata.

In parallelo al Castello di Rocca Grimalda ci sarà l’evento chiamato La vie en rose”- conferenza di Gianni Franzone sui fiori nell’art déco, mostra di acquerelli, canzoni francesi, Déjeuner sur l’herbe, visita del castello e del giardino, atélier di pittura e di erbario, intrattenimento per bambini

X info http://www.castelloroccagrimalda.it

Tomaso

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2011, le mostre e Piccoli produttori

Ciao a tutti,
Sabato scorso sono stato al SIMEI, ovvero il Salone dell’Imbottigliamento e Macchine enologiche, a Milano, che in piccola parte prende il nome di Enovitis (Salone Internazionale delle Tecniche per la Viticoltura e l’Olivicoltura), dove si espongono macchinari e attrezzature per la viticoltura.

Molto diverso dagli altri anni, mi scuso per non aver prodotto alcuna foto (nemmeno col cellulare), non ho potuto fare a meno di notare che la fiera era sostanzialmente divisa in due. C’erano macchine per industrie e macchine per Hobbisti, nel mezzo davvero poco, al contrario degli altri anni.

La crisi? La concorrenza del Sitevi? Non lo so, ma mi sono fermato a chiacchierare con altri produttori e la sensazione non è stata delle migliori, nessuno di noi era lì per comprare….

A presto,

Tom

Celiachia: non è un problema mangiare con soddisfazione.

Questo post nasce come risposta alla domanda di un’amica che mi chiede informazioni su come il nostro agriturismo www.cascinatollu.com , si occupa dei celiaci: credendo sia di interesse per tutti, rispondo con un post.

Eravamo all’inzio della nostra attività e ci siamo trovati di fronte alla richiesta di realizzare un menù specifico e invece di considerarlo un problema l’abbiamo visto come un’opportunità: far godere della ristorazione agrituristica, basata quindi su materie prime dell’azienda agricola, ad un pubblico più ampio.

E quindi da quel giorno non abbiamo mai smesso di sperimentare e studiare, abbiamo scoperto che esiste un’associazione che aiuta tutti a comprendere meglio, anche noi, che una dieta per celiaci non è affatto un problema da realizzare. Dite di no? Guardate qua!

Bene, la cuoca (mamma Sonia) è un amante delle verdure, con l’orto ci fa impazzire perché vuole il massimo (se avrete occasione di venirci a trovare a giugno capirete cosa intendo). Inoltre le piace scegliere personalmente tutti i tagli delle carni che si studia per ogni portata. E non vorrete, proprio nel Monferrato, dimenticarvi dei formaggi, Montebore in primis!

Anche sulle farine si è fatta una cultura, anche se poi oggi esistono farine specifiche, anche stando sugli ingredienti che madre natura fortunatamente ci dona ce ne sono di leccornie davvero per tutti.

Ecco un esempio di menù (almeno poi non dite dal dire al fare…), solo per sbirciare un po….dato che il menù è molto più ricco, ma almeno avete un idea…

…. un paio di antipasti:

– verdure fritte nella pastella di mais o farina di granoturco servite in una sfoglia di grana
– peperoni sottolio con prezzemolo e tonno

….un primo….

– risotto pere e montebore

…un secondo….

– faraona cotta nella creta

e infine un dolce…

– torta fatta esclusivamente con nocciole

E questi sono solo esempi veloci.

Ecco perchè, quando qualcuno ci chiama dicendoci “è possibile fare un menù per celiaci” la risposta arriva con un sorriso, piena di manicaretti che anche il resto della sala apprezza!

Ciao
Tomaso

Dolcetto Rivoluzione

In questo periodo mi è capitato di girovagare più del solito sul web, ho incontrato dei bei filmati che parlano del territorio e del modo in cui questo si rapporta con l’esterno.

Non lo diciamo solo noi che il Dolcetto è un vitigno difficile, succede anche a Dogliani, sentite quello che dicono questi produttori.

Mi piace in particolare quando rispondono alla domanda “qual è il vero Dolcetto”. E ancora di più quando parlano di “Dogliani come “un nome di elezione per il Dolcetto” e non “il nome di elezione”, già perché anche da queste parti, ad Ovada, vogliamo dire la nostra, anche noi lo facciamo come primo vino.

Noi siamo giovani, ci piace sperimentare e tirare fuori il meglio, talvolta rischiare, vediamo il Dolcetto come un grande vitigno, in grado di fare un “bel vino” e a vedere questo video mi è venuto da dire per fortuna non siamo soli!

Per questo abbiamo scelto nuovo con nuovo e tradizione alla tradizione, abbiamo deciso di fare vini moderni non in purezza affinati esclusivamente in acciaio, non per questo meno degni di nota, mentre i vini di tradizione sono rigorosamente in purezza, affinati in botti di legno, non come segno distintivo ma come rispetto per una scuola di vino.

Per entrambi i vini si lavora in vigna pensando alla bottiglia, non è semplicemente un bivio che si pone innanzi in cantina.

Voi che ne dite?

Secondo me da qui in avanti il Dolcetto farà un bel salto qualitativo: siete pronti ad assaggiare?

Ciao,

Tomaso

Forza Dolcetto, Ovada è ora!

Ogni giorno che passa osservo. Osservo la natura, osservo le altre persone, percepisco che il tempo passa e cerco di capire come fare per far migliorare la mia realtà interagendo meglio con gli altri.

E’ difficile darsi una risposta precisa, ma se non ci lavori è impossibile arrivare da qualunque parte.

Faccio questa premessa perché anche se la mia famiglia opera, in piccolo, in questo mondo da tre generazioni, a me è toccata la fortuna di vivere e gestire l’azienda di vino durante un cambiamento che definire epocale è poco. Devo per forza farmi delle domande, non c’è (più) una strada da seguire, dobbiamo rifarcela senza punti di riferimento.

Ho imparato diverse cose nel confronto (molto faticoso, perché spesso le tue idee vengono smontate e i tuoi sogni sfumano), una delle più importanti è che un azienda che produce vino è figlia del contesto in cui lo produce, il famoso Territorio.

Sembra banale. Non lo è.

Nell’Ovadese sono decenni che si vive un abbandono lento ed inesorabile del territorio, con un numero di nuovi imprenditori inferiore all’abbandono (o meglio al tentativo di, perché voler vendere è diverso da vendere) del territorio da parte degli esistenti: questo ha portato alla svalutazione dei terreni da un lato e dall’altro al forte sviluppo dell’urbanizzazione nei paesi.

Io francamente non riesco a spiegarmi questo fenomeno, vedo dei giovani determinati, certo non è una rete fitta, ma qua e là ci sono aziende interessanti con vini buoni e ottimi che faticano.

E non si riesce a fare gruppo, è faticoso vedersi e c’è diffidenza.

Io sono anni che predico a favore dell’unione e credo che il dolcetto della zona di Ovada in entrambe le versioni, DOC e DOCG se ben vinificato possa davvero regalare emozioni capaci di smetterla di essere considerati produttori di serie B rispetto a Dogliani, Alba e compagnia cantando.

Lo dico a fronte di assaggi comparati, intendiamoci, fatti con panel attendibili che escludono il mio vino, parlo della zona.

Ma non riusciamo (ancora, lasciatemi sperare) ad emergere.

Quindi cari produttori, non arrabbiatevi con la politica perché non ha fatto e ci sono le cantine da svuotare, da qui a 5/6 anni almeno sarà una salita ripida, bisognerà investire soldi, tempo ed energie, fare comunicazione mirata e far emergere il meglio di noi. Per carità, anche avere culo!

Mentre dico apertamente, non snobbate il dolcetto, non consideratelo un vino da prezzo, lo è diventato per logiche commerciali, ma sa regalare vini affatto scontati, piacevoli anche se di struttura e con gradazioni importanti, comunque godibili a pasto e in compagnia. Quando costa troppo poco vuol dire che (i) ci sono problemi commerciali oppure (ii) è una chiavica (cit.).

Il dolcetto non permette rese ettaro alte, e i costi ettaro sono più o meno simili per tutti. In più, considerate che ad Ovada non abbiamo denominazioni del calibro di barolo e barbaresco, quindi i cru migliori per il rosso sono tutti destinati al dolcetto.

Alla prossima!
Tomaso

Dimensioni delle botti di legno: le nostre sono piccole.

Negli ultimi tempi abbiamo lavorato davvero sodo, la vendemmia, anzi, le vendemmie, unite al lancio di fortidelvento, la nostra nuova avventura, ci stanno riempiendo ogni attimo. Non siamo nemmeno riusciti ad organizzare le foto della vendemmia, con estremo dispiacere, non lo nego, ma abbiamo preferito fare bene quello che è il nostro lavoro piuttosto che disperderci.

 Ecco perché anche la scarsa presenza online e di aggiornamento del blog…che ci accompagnerà ancora.

Nel frattempo fuori dalla rete stiamo incontrando sempre più appassionati ed operatori e non ho potuto non fare caso ai discorsi sul cambio di pensiero in cantina che ha visto direttamente interessati alcuni produttori, cito uno fra tutti per stima e conoscenza diretta, Gianpaolo. Il suo discorso è stato ripreso anche da blog importanti. Trovo interessante e anche non banale che un produttore lo comunichi, da un lato, e che si voglia capire dall’altro.

Ma non capisco francamente perché, da parte di chi il vino lo beve, ci debba essere così tanta attenzione verso una delle scelte di produzione come quella della dimensione della botte di legno e non verso la filosofia che ha portato a quello che si trova dentro la bottiglia. 

Non so, forse mi sbaglio ma la domanda “botte piccola o botte grande” mi viene fatta sempre con maggiore frequenza, poche voltè però ci chiedono “perchè lo avete fatto così”, in generale.

Se potessi scegliere piacerebbe sentirsi chiedere qual’è la filosofia che ha portato alla produzione di questo o quel vino, piuttosto che quale botte abbiamo usato, ma sono certo che prima o poi succederà, visto le scelte fuori dagli schemi che continuiamo a portare avanti.

Approfitto inoltre del blog per dire la nostra in materia botti di legno: noi usiamo botti piccole, in particolare tonneaux (500 litri) con tostature leggere, principalmente usati e talvolta rigenerati, trovandoli davvero interessanti per la loro plasticità. Per noi è quasi una scelta forzata se fai piccoli volumi provenienti da vigneti diversi e vuoi un minimo orientare l’evoluzione del vino, usando botti grandi senza volumi finiresti per avere le mani legate in invecchiamento con dei vini diversi da come li avresti voluti.

Spiegato il motivo, resta comunque fermo il nostro obiettivo di usare le botti di legno come ossigenatori naturali e non come aromatizzanti, quindi il risultato finale deve permettere all’assaggiatore di apprezzare l’evoluzione e i sentori tipici di quel vino con il plus che un buon invecchiamento in legno prima e in bottiglia poi riescono a conferirgli.  Con le botti piccole….

Calici di Stelle a Cascina Tollu

Il 9 e 10 agosto all’agriturismo Cascina Tollu, Rocca Grimalda (AL) vi aspettiamo per brindare insieme alla notte di San Lorenzo, siamo a vostra disposizione, previa prenotazione, per degustare insieme i nostri vini, chiacchierare sulle particolarità delle nostre zone e orientarvi per le vostre vacanze visitando al meglio il patrimonio del Monferrato.

Per prenotazioni e informazioni: info[at]cascinatollu.com

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