Celiachia: non è un problema mangiare con soddisfazione.

Questo post nasce come risposta alla domanda di un’amica che mi chiede informazioni su come il nostro agriturismo www.cascinatollu.com , si occupa dei celiaci: credendo sia di interesse per tutti, rispondo con un post.

Eravamo all’inzio della nostra attività e ci siamo trovati di fronte alla richiesta di realizzare un menù specifico e invece di considerarlo un problema l’abbiamo visto come un’opportunità: far godere della ristorazione agrituristica, basata quindi su materie prime dell’azienda agricola, ad un pubblico più ampio.

E quindi da quel giorno non abbiamo mai smesso di sperimentare e studiare, abbiamo scoperto che esiste un’associazione che aiuta tutti a comprendere meglio, anche noi, che una dieta per celiaci non è affatto un problema da realizzare. Dite di no? Guardate qua!

Bene, la cuoca (mamma Sonia) è un amante delle verdure, con l’orto ci fa impazzire perché vuole il massimo (se avrete occasione di venirci a trovare a giugno capirete cosa intendo). Inoltre le piace scegliere personalmente tutti i tagli delle carni che si studia per ogni portata. E non vorrete, proprio nel Monferrato, dimenticarvi dei formaggi, Montebore in primis!

Anche sulle farine si è fatta una cultura, anche se poi oggi esistono farine specifiche, anche stando sugli ingredienti che madre natura fortunatamente ci dona ce ne sono di leccornie davvero per tutti.

Ecco un esempio di menù (almeno poi non dite dal dire al fare…), solo per sbirciare un po….dato che il menù è molto più ricco, ma almeno avete un idea…

…. un paio di antipasti:

– verdure fritte nella pastella di mais o farina di granoturco servite in una sfoglia di grana
– peperoni sottolio con prezzemolo e tonno

….un primo….

– risotto pere e montebore

…un secondo….

– faraona cotta nella creta

e infine un dolce…

– torta fatta esclusivamente con nocciole

E questi sono solo esempi veloci.

Ecco perchè, quando qualcuno ci chiama dicendoci “è possibile fare un menù per celiaci” la risposta arriva con un sorriso, piena di manicaretti che anche il resto della sala apprezza!

Ciao
Tomaso

Dimensioni delle botti di legno: le nostre sono piccole.

Negli ultimi tempi abbiamo lavorato davvero sodo, la vendemmia, anzi, le vendemmie, unite al lancio di fortidelvento, la nostra nuova avventura, ci stanno riempiendo ogni attimo. Non siamo nemmeno riusciti ad organizzare le foto della vendemmia, con estremo dispiacere, non lo nego, ma abbiamo preferito fare bene quello che è il nostro lavoro piuttosto che disperderci.

 Ecco perché anche la scarsa presenza online e di aggiornamento del blog…che ci accompagnerà ancora.

Nel frattempo fuori dalla rete stiamo incontrando sempre più appassionati ed operatori e non ho potuto non fare caso ai discorsi sul cambio di pensiero in cantina che ha visto direttamente interessati alcuni produttori, cito uno fra tutti per stima e conoscenza diretta, Gianpaolo. Il suo discorso è stato ripreso anche da blog importanti. Trovo interessante e anche non banale che un produttore lo comunichi, da un lato, e che si voglia capire dall’altro.

Ma non capisco francamente perché, da parte di chi il vino lo beve, ci debba essere così tanta attenzione verso una delle scelte di produzione come quella della dimensione della botte di legno e non verso la filosofia che ha portato a quello che si trova dentro la bottiglia. 

Non so, forse mi sbaglio ma la domanda “botte piccola o botte grande” mi viene fatta sempre con maggiore frequenza, poche voltè però ci chiedono “perchè lo avete fatto così”, in generale.

Se potessi scegliere piacerebbe sentirsi chiedere qual’è la filosofia che ha portato alla produzione di questo o quel vino, piuttosto che quale botte abbiamo usato, ma sono certo che prima o poi succederà, visto le scelte fuori dagli schemi che continuiamo a portare avanti.

Approfitto inoltre del blog per dire la nostra in materia botti di legno: noi usiamo botti piccole, in particolare tonneaux (500 litri) con tostature leggere, principalmente usati e talvolta rigenerati, trovandoli davvero interessanti per la loro plasticità. Per noi è quasi una scelta forzata se fai piccoli volumi provenienti da vigneti diversi e vuoi un minimo orientare l’evoluzione del vino, usando botti grandi senza volumi finiresti per avere le mani legate in invecchiamento con dei vini diversi da come li avresti voluti.

Spiegato il motivo, resta comunque fermo il nostro obiettivo di usare le botti di legno come ossigenatori naturali e non come aromatizzanti, quindi il risultato finale deve permettere all’assaggiatore di apprezzare l’evoluzione e i sentori tipici di quel vino con il plus che un buon invecchiamento in legno prima e in bottiglia poi riescono a conferirgli.  Con le botti piccole….

Forti del Vento, nuova nata. Evoluzione!

E’ da un pezzo che non scrivo, non si fa, non da una bella immagine sembra un blog abbandonato: non è così, quando succede (qui da noi) è perché qualcosa di grosso bolle in pentola. In questo caso il motivo dell’assenza è che il 27 gennaio scorso abbiamo creato una nuova azienda vinicola, che si chiama Forti del Vento (per approfondire cliccate qui) e le uniche cose “pronte” e in cui avevamo lavorato davvero sodo sino a quel momento erano l’uva, la prima vendemmia è stata il 2008, ed i vini.

Potete solo immaginare (anche io ero come voi, prima di cominciare) quanto lavoro separi il mero vino (che poco poi non è) da avere un’azienda con confezioni e servizi di consegna pronti per la vendita. Magari gli dedicheremo un post (ci sono aneddoti davvero ridicoli, basta rivederli a posteriori…).

Tra i vari vini quello che mi sento di raccontare per primo è l’Ottotori, che esce con la nuovissima DOCG Ovada, ancora sconosciuta ai più, e che per noi farà assaggiare al mondo cosa si può fare con un dolcetto delle nostre zone se si fa selezione in vigna si coccola e si affina un anno in cantina in botti di legno e in bottiglie per almeno sei mesi.

Perché creare un’azienda nuova se ne avevamo già una? Semplicemente perché Cascina Tollu e Forti del vento hanno anime comuni, ma ambizioni e proprietari diversi: Forti del Vento è una società, vuole diventare grande facendo conoscere la qualità del territorio Ovadese puntando solo su prodotti di eccellenza,  garantendo servizi agli operatori attraverso una rete vendita ben organizzata; Cascina Tollu vuole mantenere la propria indole marcatamente familiare, vendendo direttamente i propri prodotti di nicchia, sebbene mantenendo standard qualitativi elevati. Due cose diverse che convivranno insieme da ora in avanti.

Per chi non ci avesse ancora assaggiato, qui all’ Agriturismo Cascina Tollu, da ora in avanti sono disponibili in degustazione tutti i prodotti di Forti del Vento, oltre ai vini di Cascina Tollu, sia al tavolo che da asporto.

P.S. anche Forti del Vento ha un blog, oltre ad un canale youtube, la presenza su flickr, vinix, facebook e un account twitter. Per il momento pochi contenuti, andiamo piano. Vi anticipo che non vi aggiorneremo regolarmente, ma solo quando ci saranno cose che valga la pena raccontare.

Lavori in corso causa tradizione

Tradizione: per noi il tramandare nel tempo dopo aver appreso, conservato, modificato dalla precedente generazione.

Non so se molti hanno avuto la fortuna di fare le proprie vacanze in campagna da piccoli, io sono tra quelli. Passavo le mie giornate in bicicletta tra le vigne e i prati o sognando mirabolanti avventure negli scorci che offrivano i boschi, allora pochi, e scorrazzavo qua è la con la mia bici. Semplicemente, si giocava al biliardo, in paese, e al pomeriggio a volte con gli amici si prendeva la cartina con la curiosità di scoprire meglio le vallate circostanti e si pedalava con gli amici tutto il pomeriggio, scoprendo angoli di mondo (magari giusto dietro la collina) che semplicemente ti toglievano il fiato. Si chiacchierava a merenda, col panino intinto nel pomodoro maturo appena schiacciato e il succo alla pera nel contenitore di vetro (vela ricordate la Valfrutta?)….mentre la nonna faceva le marmellate. Mio nonno lavorava sempre nella vigna, si alzava la mattina all’alba e la zappava tutta a mano (con grande invidia dei vicini). La casa e i vigneti hanno una storia, il primo è stato mio nonno, che ha deciso di togliersi dalla città e “giocarsela” seguendo la sua campagna, poi mio padre che oltre a portare avanti quanto ha fatto mio nonno ha aumentato i vigneti, sebbene rimasti a misura d’uomo, e ha portato il nostro vino ad essere diffuso a Genova e a Milano. Quindi il mio turno, appena cominciato (nel 2005, praticamente ieri, nel mondo del vino), ma devo dire sicuramente molto intenso: grandi cambiamenti sia nel mondo che in casa ed una sola certezza, quell’amore verso il territorio che oggi non gode ancora di un’immagine adeguata. Ma non lo dico per raccontarvi una fiaba, bensì per farvi capire da dove parte la prossima impresa che al momento ci vede davvero molto impegnati e che per la prima volta allargherà i confini di Cascina Tollu verso “il mondo”. Il progetto è ambizioso e non vedo l’ora di raccontarlo, anche se dobbiamo e vogliamo partire con calma, curare davvero tutto nei minimi particolari e verificare ogni passo.  Abbiamo trovato persone che amando il territorio come noi hanno deciso di fare ben più di un pezzo di strada insieme…..ma non vi preoccupate, non è l’ennesimo progetto di co-marketing….

A presto,

Tomaso

Cascina Tollu sui Social Network

E’ davvero difficile raccontarsi, soprattutto quando si è piccoli e si lavora in un territorio poco conosciuto.

Ci sono spesso false credenze sul modo di lavorare, su quello che ci si aspetta dai vini della zona dove lavori, che costituiscono una tara al tuo lavoro di tutti giorni e spesso delle frustrazioni.

Il nostro territorio, l’Ovadese, soffre da decenni di una brutta nomea nelle zone limitrofe per colpa della “golosità” commerciale avuta da molti operatori in passato e che oggi sicuramente per vini “da massa” continua a persistere ma convive con piccole realtà produttive che lavorano duramente credendo giorno dopo giorno alla qualità che può esprimere proprio lo stesso vitigno, il Dolcetto.

Sfortuna vuole che di Dolcetti in Piemonte ce ne siano davvero tanti,  e che ognuno di questi si esprima con caratteristiche diverse, talvolta arrivando ad essere considerato un vino con differenti abbinamenti.

In questa situazione potete immaginarvi quanto sia difficile discernere e soprattutto capire i vari Dolcetti prodotti o conoscere i produttori che gli stanno dietro, abbiamo quindi pensato di fare uno sforzo in più per farci conoscere e aiutare gli amanti del vino a trovarci.

Grazie alla preziosa esperienza di esperti come Filippo Ronco o Fabio Ingrosso noi abbiamo deciso di farci conoscere meglio, partecipando a social networks come www.vinix.it, dove abbiamo incontrato molte persone che fanno il nostro stesso mestiere e che piacevolmente si confrontano sui molti argomenti. Non solo, abbiamo una pagina su Facebook, questa e siamo anche su Twitter e Friendfeed.

Perchè vi racconto tutto questo?

Perchè vogliamo darvi modo di parlare con noi, condividere le nostre passioni e farvi vedere non solo quello che ci sta “dietro” ai nostri vini, ma anche quello che abbiamo dentro di noi e che ci ha portati fino qui e ci caratterizza, per raccontavi quello splendido territorio che è l’Ovadese e farvi bere un Dolcetto che nella sua tipicità vi facci a godere il piacere del bere a tavola!

Tomaso

Cascina Tollu:  Piva 01781050065

Vendemmia 2009, diario di cantina

Vendemmia 2009

Vendemmia 2009

Questo post lo dedico alla futura memoria ed alla curiosità dei più che vorranno sapere come è andata l’annata 2009.

 Mi concentrerò sui tre vini con Dolcetto di Ovada 

Iniziamo dicendo che l’annata sicuramente si farà ricordare, in generale uve molto sane e con carica zuccherina abbastanza alta, per non dire alta: il caldo prolungato registrato nel corso dell’estate ha portato ad una maturazione precoce rispetto al solito calendario con una anticipazione della vendemmia di circa una decina di giorni rispetto allo scorso anno.

 Più in dettaglio  

Armasù (Dolcetto di Ovada, DOC): raccolto a mano in cassetta, segnava 19 di Babo appena arrivato in cantina. Vigne di circa 7 anni. Le uve si presentavano sane e la fermentazione è partita subito senza problemi, la temperatura della vasca è passata dai 24 gradi dell’inserimento uva in cassetta pigiadiraspata ai 33 e si sta mantenendo tale. Facciamo 4 lavorazioni al giorno per vasca (sul dolcetto occorre dosare bene le lavorazioni di ossigenazione per evitare i sentori di ridotto che caratterizzavano le lavorazioni di un tempo), che decidiamo di volta in volta in base alla virulenza dell’ebollizione: alterniamo delestage a follature e rimontaggi in base alle misurazioni della temperature cappello – cuore vasca.

Prevediamo di svinare dopo circa 8 giorni dall’inserimento in vasca (a causa del malfunzionamento di un babo stavamo pensando di svinare dopo 4 giorni!).  Le estrazioni del colore sono molto buone, abbiamo deciso di comune accordo con l’enologo che la fermentazione continuerà sulle fecce fini, in quanto l’estrazione raggiunta sulle bucce per quest’anno ci sembra giusta entro tale tempistica.

Abbiamo in mente un vino che abbia qualcosa in più da raccontare rispetto al 2007 attualmente in commercializzazione, mantenendo la sua piacevolezza di beva e la giusta complessità al naso.

 –Leò (Monferrato Rosso, DOC): raccolto a mano in cassetta, segnava 20 di Babo appena arrivato in cantina. Vigne di circa 35/40 anni. Le uve si presentavano molto sane. Qui la fermentazione è partita più lentamente, volutamente, per permettere una fermentazione più lunga. Questo vino andrà in commercializzazione nel 2012, (il primo Leò uscirà nel 2011 e sarà la vendemmia 2008) quindi puntiamo più alla complessità e alla pienezza di quanto non facciamo con l’armasù. Non che quest’ultimo (l’Armasù) abbia qualcosa in meno, ma non resterà così a lungo ad affinare in cantina quindi punteremo su altre caratteristiche (sarà interessante confrontare entrambi nel 2011). anche qui non ci risparmiamo sulle lavorazioni, che sono solo delestage all’inizio nella misura di almeno due al giorno.  Una fatica mica male!

 –“”: si avete visto bene, virgolette….perchè questo vino un nome ce l’ha ma ancora non togliamo i veli. Nasce a seguito di una chiacchierata tra me e Marco, il nostro enologo, dove gli chiedo “ma come lo vedresti tu il Dolcetto di Ovada?” e lui mi ha detto “ beh, con merlot e cabernet”. Lo so lo so, direte il solito internazionale…beh, non è poi così scontato: anche io aspetto con curiosità. Anche qui raccolto in cassetta, 19.2 di babo, uve molto sane.

Cos’altro posso dire, l’estrazione del colore qui è già su livelli ottimali ed è ragionevole pensare che svineremo dopo 5 giorni di macerazione. In vasca si sente una chiara nota erbacea, in bocca non è ancora degustabile ma sono davvero curioso….voi? Per non lasciarvi troppo appesi velo faccio vedere nel filmato (la vasca è proprio la sua)….

Cascina Tollu,  Piva01781050065

E tu arrivi fino al vignaiolo?

Per un piccolo produttore la fatica più grande subito dopo aver realizzato un vino “buono” è quella di farsi conoscere. Che intendo? Immaginatevi di avere dei vigneti con più di trentacinque anni, in una vallata ricolma di vigneti ma nascosta, attraversata solo da strade secondarie che puoi tranquillamente evitare (perchè  altre strade più larghe ti portano più facilmente a destinazione) dove ci sono ancora boschi e non ci sono rumori.

Apparentemente un idillio, anche una conferma: se stai a casa è molto difficile che qualcuno passi di lì…

Allora cominci, fai un agriturismo  con camere e ristorante (perchè non sai quale delle due andrà per la maggiore) e fai anche un sito per pubblicizzarlo (nel mio caso www.cascinatollu.com).

Poi vedi che le camere e il ristorante vanno bene, ma quasi non sanno perchè sei agriturismo (nel mio caso noi produciamo vino dal 1973…): bene sforzo nuovo, fai una sezione del sito per spiegare quali sono le tue attività.

E allora lì il mondo si divide, c’è chi lo apprezza e viene apposta e chi ti dice fate “solo” vino…e allora lì ti spegni. 

Solo?  Ma avete presente cosa voglia dire fare il vino? Certo, Vi perdono immagino di no, altrimenti sapreste cosa si porta dietro quel mestiere…e quando chiedo alle persone: vi posso far vedere i vigneti? Se sono fortunato la risposta è: ma no facci vedere la cantina….

Eppure la qualità si fa in vigna, sembra banale, se non porti un uva sana in cantina dopo che fai? Meglio non saperlo, ma come si diceva l’altro giorno: quanta gente conosce o vuol davvero conoscere il vino?

Ecco, Il vignaiolo...qualche tempo fa ma tu arrivi fino al vignaiolo?

 

P.S. A chi dice che non era vignaiolo faccio osservare le dimensioni delle mani….

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