2011, le mostre e Piccoli produttori

Ciao a tutti,
Sabato scorso sono stato al SIMEI, ovvero il Salone dell’Imbottigliamento e Macchine enologiche, a Milano, che in piccola parte prende il nome di Enovitis (Salone Internazionale delle Tecniche per la Viticoltura e l’Olivicoltura), dove si espongono macchinari e attrezzature per la viticoltura.

Molto diverso dagli altri anni, mi scuso per non aver prodotto alcuna foto (nemmeno col cellulare), non ho potuto fare a meno di notare che la fiera era sostanzialmente divisa in due. C’erano macchine per industrie e macchine per Hobbisti, nel mezzo davvero poco, al contrario degli altri anni.

La crisi? La concorrenza del Sitevi? Non lo so, ma mi sono fermato a chiacchierare con altri produttori e la sensazione non è stata delle migliori, nessuno di noi era lì per comprare….

A presto,

Tom

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Piccolo produttore, a quale mestiere rinunceresti?

Da piccolo produttore mi capita spesso di dovermi districare tra mille faccende, che riguardano tutte le aree di attività: dalla vigna alla cantina sino al rapporto con i miei clienti e alla consegna delle nostre bottiglie.

Bene,  fare questo sembra normale, ma quando le cose cominciano ad andare bene senti subito scricchiolare tutto, come quando una piccola imbarcazione si trova sovraccarica…cra cra cra…e spunta una domanda: siamo sicuri che vada tutto bene?

La risposta è sempre la stessa, o meglio quella che convince è “non lamentarti se le cose vanno bene, anzi vanno oltre le aspettative, stringi i denti, verranno tempi peggiori” e la riflessione però si arresta lì.

Bene, io sprono i miei colleghi piccoli produttori ad andare avanti, forse perchè per me fare vino è una passione che trova le sue radici nell’amore che ho verso il territorio, a verificare se quello che stiamo facendo è sostenibile ed a ragionare se è davvero necessario occuparsi di tutto o se magari con un pò di riflessione si può ridurre la mole di lavoro aumentando la qualità dei propri prodotti grazie alla maggiore attenzione che si potrebbe dedicare ad essi.

Effettivamente però quando si affronta questa analisi bisogna essere pronti al peggio, scoprendo che non avendo dato adeguato valore al proprio lavoro ci potremmo trovare impossibilitati a condividere il proprio lavoro con altri.

Il lavoro del produttore infatti, almeno per la mia esperienza, si può dividere in diversi mestieri: contadino, cantiniere, operatore logistico, commerciale.

Quali di questi mestieri sono irrinunciabili?

Io credo 3 su 4 lo siano per un piccolo produtore, voi che ne dite?

Vino e prezzo dal produttore al consumatore

euro_acqua
Avete presente quanto costa trasportare il vino? Velo dico io, tanto. Indipendentemente dal corriere, soprattutto se sei un piccolo produttore (piccoli volumi) arriva ad incidere anche 1 euro a bottiglia. Certo non se mandi 20 cartoni alla volta, ma quella (per tutti i piccoli) non è la normalità…

Ora aggiungiamoci il fatto che ognuno di noi lavora per ricavarne i soldi per sopravvivere, quindi è lecito aspettarsi che tutti incluso i commercianti comprino ad un prezzo inferiore a quello cui rivendono e ci aggiungano i costi del trasporto. Risultato? Beh, tanto per fare un esempio vediamo cosa succede ad un vino che esce in enoteca a circa 9 euro: se un vino lo vendi franco cantina a 3,5 + IVA al distributore (figura che poi rivende ai commercianti) lui per pagarsi le spese e campare lo rivenderà all’enoteca a 4,90 +IVA (+40%) e l’enoteca a sua volta lo rivenderà al pubblico probabilmente a 8,8 euro.  Ma andiamo a capire meglio i conti. 

Allora, il distributore è una figura particolare, ha una logistica (sistema di consegne) molto capillare, gestisce molte etichette e può permettersi di fare forniture ai suoi clienti anche di poche bottiglie (anche 3 o 6), quindi fa sia attività di logistica che i magazzino così il negozio di vendita al pubblico può comprare poco per volta. Inoltre concentra su di se le vendite a più locali, preoccupandosi di incassare dai rispettivi clienti le bottiglie che di volta in volta avrà venduto da una parte e dall’altra avrà un unico rapporto con la cantina con la quale vanta un credito per l’intero acquisto (lo stesso che poi lui avrà frazionato). 

Ora prendendo il caso di prima, consideriamo che lo stesso al giorno d’oggi su un piccolo produttore farà girare un intorno di 400 bottiglie l’anno, traendo dal commercio dell’etichetta circa 560 euro in un’anno (ottenuta come sproporzione acquisto vendita moltiplicato per numero bottiglie, sempre pre tasse), nei quali ci vanno dedotti i costi di logistica, personale, costi di struttura e tasse (irpef o ires). Quanto può arrivare a farne? Dipende dalla sua bravura e dalla sua organizzazione, ma per darvi un idea: avete mai provato a gestire consegne,  incassi, promozione vini nuovi, magazzini, sviluppo punti vendita? Se sì sapete quanto è il limite umano e fate presto a fare i conti, sennò domandatevi perchè i piccoli produttori non riescono da soli….

Poi andiamo all’enoteca: compra a 4,5 e rivende a 8,8…beh, si ma 8,8 è con l’iva (che per il vino è il 20%, che come sappiamo viene incassata e resa allo stato) quindi sta vendendo a circa 7,34, guadagnando 2,46 (+54%) a bottiglia.

Tanto? 

Beh, mettiamola così: il numero di bottiglie che fa girare un enoteca è meno di quanto pensiate, e su città come Milano l’affitto diventa una componente davvero importante, diciamo 2.500 3.000/mese. 

Ora se vendesse solo bottiglie a quel prezzo al pubblico gli ci vorrebbero 1.000-1.200 bottiglie/mese solo per l’affitto….io gli auguro di vendere anche bottiglie più care perché 1.200 bottiglie al mese sono “tanta roba”, vuol dire circa 50 bottiglie al giorno (24 gg /mese di lavoro), o se preferite poco più di 6 bottiglie l’ora se lavori 8 ore….e ti sei pagato giusto l’affito ( a Milano eh!) E il resto?

Se obiettate, ma mica dappertutto costa così l’affitto, rispondo, no certo, ma mica dappertuto vendi le bottiglie che vendi a Milano……e poi comunque ora avete un parametro per capire lo stipendio dell’enotecaro. Ora, dico io: voi lo fareste per meno? Chi ha la mescita sta in negozio anche la notte….

E poi, siamo davvero sicuri che il vino, che ricordo per me che sono un piccolo su ordini da 24 bottiglie il trasporto impatta per quasi un euro a bottiglia, sia ricaricato in modo diverso rispetto ad altre cose che acquisitiamo abitualmente?

Beh, facciamo una cosa andiamo a vedere cosa succede negli altri settori, prendiamo le brioches: secondo voi quanto è il costo di produzione della brioches che voi pagate 0,9 al bar? Velo dico io, 0,20 a dir tanto. Ah, e più del 50% va al bar, che ha in omaggio il kit di lievitazione, il fornetto e tempi di pagamento….

Dicevamo?  Ah si il vino….e ora c’è pure la crisi….

 

Tomaso, Cascina Tollu, P.IVA 01781050065
 
 
 
 
 
 

 

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