Buoni propositi

Vigne vecchie di Dolcetto in restauro

Negli ultimi tempi sto faticando davvero parecchio, non è colpa di niente se non mia. La fatica più grande che faccio non la devo alla crisi, economicamente non mi posso lamentare, anche il vino ci da le sue soddisfazioni, complice l’annata 2009 che è stata davvero interessante.

Il vero problema nasce da un’altra considerazione, il territorio, ovvero il perché il territorio di cui siamo parte debba aver avuto un destino così crudo. Sto assistendo all’estirpazione di vigneti più o meno motivata da ragioni commerciali, le uve vengono pagate poco da tutti, incluse le famose cantine sociali che avrebbero dovuto creare un sistema per sostenere la viticoltura annullando la frammentazione.

Dalle nostre parti, non si fanno nomi, si faticano ad individuare delle aziende di riferimento, intendendosi come tali non solo coloro che fanno vini buoni in senso lato, ma anche chi poi quei vini li vende e sta in piedi. Non credo sia possibile semplicemente lamentarsi con la politica, sarebbe come sparare in aria.  In fin dei conti il nostro territorio, la nostra politica siamo noi. Siamo noi che con le scelte di tutti i giorni, coinvolti o spettatori, disegniamo il futuro della nostra casa, o quantomeno del luogo in cui essa si trova.

Si crea una questione di prospettiva, la costruzione di case nuove, tanto osteggiata dalle amministrazioni locali, (che hanno sicuramente le loro ragioni, ma non le mie), porta persone che vengono ad abitare fuori dalla città ma non vivono la campagna. Al max una villetta col giardino, ma l’agricoltura è di più: è sistemazione dei fossi, sfruttamento controllato dei boschi per evitare che si trasformino in giungle disabitate da animali, controllo delle frane e via dicendo.

Se sei un contadino, io non lo sono a tempo pieno (non posso permettermelo) ti accorgi dell’aumento della popolazione perché all’asilo forse non c’è posto per tuo figlio.

Non sono sicuro che tutto questo abbia un senso, ma sono ancora più smarrito quando penso che non saprei dove cominciare, probabilmente è anche colpa mia. Mi sono concentrato sul fare il vino buono e ridare fiato alla vallata dove abito. La promessa per il futuro è di legare quello che faccio per me al contesto, lentamente ma con vigore, per fare in modo di non dover dire ancora “non capisco”.

Tutto questo è una promessa e anche un augurio.

Buone feste, 

Tomaso

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