2011, le mostre e Piccoli produttori

Ciao a tutti,
Sabato scorso sono stato al SIMEI, ovvero il Salone dell’Imbottigliamento e Macchine enologiche, a Milano, che in piccola parte prende il nome di Enovitis (Salone Internazionale delle Tecniche per la Viticoltura e l’Olivicoltura), dove si espongono macchinari e attrezzature per la viticoltura.

Molto diverso dagli altri anni, mi scuso per non aver prodotto alcuna foto (nemmeno col cellulare), non ho potuto fare a meno di notare che la fiera era sostanzialmente divisa in due. C’erano macchine per industrie e macchine per Hobbisti, nel mezzo davvero poco, al contrario degli altri anni.

La crisi? La concorrenza del Sitevi? Non lo so, ma mi sono fermato a chiacchierare con altri produttori e la sensazione non è stata delle migliori, nessuno di noi era lì per comprare….

A presto,

Tom

Sono stato in Franciacorta

E qualcuno dirà, embè?

Beh, è una zona dove la spumantistica e il metodo classico la fanno da padrona, pensare che non la conoscevo se non di fama prima.

I prodotti che ho assaggiato erano buoni e molto buoni, la cura con cui sono stati prodotti era semplicemente eccezionale: la passione dei produttori che ho incontrato mi ha lasciato davvero un bel ricordo.

Ognuno di loro per motivi diversi: comincio da chi mi ha ospitato a cena, ovvero l’Azienda Agricola Fratelli Berlucchi. Ci hanno portati a spasso Tilli Rizzo (ha la gioia e la passione di fare Franciacorta che gli sprizzano da tutti i pori, chiedetele cos’è “portate il cuore” e avrete capito) e Alessandro Berlucchi (il produttore di vino più orgoglioso di essere un ingegnere che io conosca). Ho “abusato” della loro ospitalità chiedendogli di sciabolare un paio di Magnum, e loro hanno scelto il Rosè per farlo. Erano pure felici della richiesta….
Che aspettate ad andarli a trovare? L’alternativa è partecipare a portate il cuore!

Impressionante per l’accoppiata umiltà e grandeur, in dimensioni familiari (24 ettari) l’azienda Uberti che per l’occasione ha deciso, con un degorgement alla voléé, di farci sperimentare ben 7 franciacorta in magnum. Per le impressioni di degustazione rimando alle note di Andrea Gori (che di bolle ne sa più di me), io invece da produttore vi consiglio di andarli a trovare se volete vedere da vicino una perla familiare, non vedrete sfarzo in senso stretto ma capirete cosè lo sfarzo nel senso enologico del termine. Un esempio: la degustazione dei prodotti ai blogger riguardavano un prodotto la cui produzione è iniziata nel 2002 la cui commercializzazione avverrà nel 2012: fate i conti, ecco. A raccontare in inglese Ivano Antonini (che ho conosciuto lì). Ah, stanno cercando un nome per questo prodotto, se avete idee fatevi avanti :-) sono anche su facebook, qui.

Lascio al termine non per importanza ma perché mi ha richiesto un min di pensiero prima di parlarne, la visita da Bellavista, riassumibile in “resti senza fiato”, o se preferisci tanto di tutto. Fantastica in più la presenza dell’agronomo (per me meglio dell’enologo, perchè per me il vino si fa in vigna – ma sono un pazzo, lo so -), che insieme al responsabile export ci hanno illustrato l’azienda accompagnandoci tra i vigneti e – tenetevi – raccontandoci anche che stanno testando il biodinamico! Inutile disquisire sull’assaggio (veramente molto buoni riassume bene, io non sono un sommelier), che mi sono goduto di cuore, l’azienda coniuga lo sfarzo in senso assoluto allo sfarzo enologico, ma il vero bello è che le persone che abbiamo conosciuto (incluso il titolare, che è passato a fare un saluto!) erano persone davvero piacevoli, con le quali si è chiacchierato a pranzo di cosa fosse sto belin di blogger.

Finale in musica dallo Sparviere, di cui traete video e degustazione sempre da Mr Gori, che vi racconta meglio di me.

Non so ancora nulla della Franciacorta ma quello che ho visto mi è piaciuto e consiglio a voi tutti di farne un obiettivo per le vostre enoscampagnate.

Ciao!

P.S. Non mettete mai le parole francesi nella stessa frase in cui dite Franciacorta, è un consiglio. Champagne e Franciacorta hanno ben poco a che vedere, ognuna ha il suo carattere.

Eviterei di paragonarle. [my2cent]

Incomincia una nuova era. In sordina…Ovada

Capita di rado, ti incontri con altri produttori che la pensano come te e capiscono che la tua zona non ha nulla da invidiare alle più blasonate del Piemonte, scatta la scintilla e ci si mette in gioco.

Non credo serva molto i più a definire quello che intendiamo fare insieme, certo è che ne vedremo delle belle. Col sorriso e senza presunzione.

Inizieremo in sordina a far conoscere insieme i nostri Ovada in accompagnamento al fantastico (basta per definirlo?) fritto misto alla piemontese del Bel Soggiorno di Cremolino.

Ecco la ricetta della serata:
-5 produttori (in ordine alfabetico) Forti del vento, Gaggino, I Pola, La Guardia, Rossi Contini;
-1 territorio con 1 grande vino: Ovada Docg
-1 Cuoco di Alto Livello: Giovanni Benzo
-1 Enotecaro Modello – ehm lo avete visto nudo? No? Eccolo-: Giuseppe Martelli della Vineria e Champagneria Quartino di Vino.

Tutto a 40 Euro a persona, vini inclusi.

Mi raccomando: Le prenotazioni sono valide solo se confermate telefonicamente presso il ristorante Bel Soggiorno ( 0143 879012 – 3333402888) oppure presso Giuse al Quartino Di Vino (0143 381155).

Vi aspettiamo, con immenso piacere.

Vi abbraccio in anticipo (sulla fiducia).

Ciao!
Tomaso

P.S.: se volete dormire in Agriturismo (questo) prenotatemi via mail a info[at]cascinatollu.com o chiamatemi allo 0143.87.34.30.

Cantine Aperte, Rocca Grimalda, domenica 29 maggio 2011

Ciao a tutti, con grande entusiasmo anche quest’anno accolgo l’arrivo di Cantine aperte, momento davvero molto bello per noi, perché ci vengono a trovare ogni anno sempre più veri e propri appassionati di vino che vogliono sapere e toccare con mano le vigne e la cantina.

Io tra l’altro sarò di ritorno da un viaggio studio in Francia quest’anno, quindi avremo un sacco di cose da condividere quel giorno, oltre ad assaggiare (ne cito solo due) i nuovi Ventipassi, Nibiö 100% e Altaguardia, Albarossa 100%.

Oltre ai vini non mancheranno gli stuzzichini di mamma Sonia, che ci accompagneranno nelle degustazioni.

Vi aspettiamo, per visitare i vigneti, assaggiare i vini, parlare del territorio insieme con il sano entusiasmo che non ci siamo mai fatti mancare: sono tante le nuove iniziative che vogliamo condividere con voi.

Se poi vorrete, quel giorno grazie ad una convenzione con Castelli Aperti potrete beneficiare di uno sconto per la visita al Castello di Rocca Grimalda che vi assicuro merita.

Ciao
Tomaso
P.S. nela foto uno scorcio invernale, venendoci a trovare potete fotografare quello primaverile, resterete senza fiato.

Celiachia: non è un problema mangiare con soddisfazione.

Questo post nasce come risposta alla domanda di un’amica che mi chiede informazioni su come il nostro agriturismo www.cascinatollu.com , si occupa dei celiaci: credendo sia di interesse per tutti, rispondo con un post.

Eravamo all’inzio della nostra attività e ci siamo trovati di fronte alla richiesta di realizzare un menù specifico e invece di considerarlo un problema l’abbiamo visto come un’opportunità: far godere della ristorazione agrituristica, basata quindi su materie prime dell’azienda agricola, ad un pubblico più ampio.

E quindi da quel giorno non abbiamo mai smesso di sperimentare e studiare, abbiamo scoperto che esiste un’associazione che aiuta tutti a comprendere meglio, anche noi, che una dieta per celiaci non è affatto un problema da realizzare. Dite di no? Guardate qua!

Bene, la cuoca (mamma Sonia) è un amante delle verdure, con l’orto ci fa impazzire perché vuole il massimo (se avrete occasione di venirci a trovare a giugno capirete cosa intendo). Inoltre le piace scegliere personalmente tutti i tagli delle carni che si studia per ogni portata. E non vorrete, proprio nel Monferrato, dimenticarvi dei formaggi, Montebore in primis!

Anche sulle farine si è fatta una cultura, anche se poi oggi esistono farine specifiche, anche stando sugli ingredienti che madre natura fortunatamente ci dona ce ne sono di leccornie davvero per tutti.

Ecco un esempio di menù (almeno poi non dite dal dire al fare…), solo per sbirciare un po….dato che il menù è molto più ricco, ma almeno avete un idea…

…. un paio di antipasti:

- verdure fritte nella pastella di mais o farina di granoturco servite in una sfoglia di grana
- peperoni sottolio con prezzemolo e tonno

….un primo….

- risotto pere e montebore

…un secondo….

- faraona cotta nella creta

e infine un dolce…

- torta fatta esclusivamente con nocciole

E questi sono solo esempi veloci.

Ecco perchè, quando qualcuno ci chiama dicendoci “è possibile fare un menù per celiaci” la risposta arriva con un sorriso, piena di manicaretti che anche il resto della sala apprezza!

Ciao
Tomaso

Qrcode, PR, parliamone a #vuu #terroirvino


Come sempre per caso mi accordo di quanto una cosa che nell’immaginario spesso viene data per scontata sia importante e trascurata. Grazie all’uso di twitter e delle chiacchierate che si fanno con molti amici del settore vino infatti emerge qui la volontà da parte di Filippo aka @filipporonco di sapere in poche battute i motivi per partecipare a Terroirvino.

Successivamente la discussione in twitter porta a parlare di #vuu la open unconference collegata, e nelle varie considerazioni emerse, grazie alla segnalazione dello stesso da parte del produttore Luca di @bele_casel un certo interesse verso il #qrcode e la voglia, da parte mia di saperne di più.

Quale occasione migliore dico io per parlarne se non quella offerta dalla open unconference di Domenica 12 giugno (3 giorni dopo il mio compleanno!), così suggerisco di avere degli addetti PR che spieghino a noi come utilizzarlo.

Improvvisamente dalle reazioni scopro che l’argomento non è tanto da pubbliche relazioni, ma ha un substrato strategico, melo fa notare Monica di @wineup , perché quello che conta non è il #qrcode stesso ma il pensiero che lo guida. Sembra banale, logico ed ovvio, ma negli ultimi tempi tutti parlano del contenitore, pochi (fino a dire nessuno) parla del contenuto e ancora meno del ragionamento precedente.

Credo che anche stavolta si debba sfruttare la possibilità data anche dalla unconference #vuu di colmare questi vuoti.

Faccio quindi un grande appello a chi si occupa di PR (o RP se preferite, per esteso pubbliche relazioni) di spiegare il perché e il come del vostro mestiere e non solo che ci siete. Perché nessuna azienda potrà mail fare il vostro mestiere bene come voi. Io un’idea del perché ce l’ho, ma provocatoriamente vorrei sentire la vostra versione, dato che negli ultimi tempi “se non parla il produttore direttamente non va bene”. Aggiungiamo dei pezzi a questa frase? Dai!

Chiedo inoltre a Monica di @wineup di raccontare cosa sta dietro un qrcode, magari sfruttando il fatto che per allora si sarà già concretizzata l’esperienza di #barbera2 e potrà chiamare con se a parlare qualcuno dei partecipanti, ad esempio @cascinagilli o @gianlucamorino e magari [ora sbrago] si potrebbe pensare ad un collegamento con gli USA per un intervento da là [w la tecnologia e la fantasia insieme]. Magari un bel tabellone raccogli hastag per fare le domande?

Questo è il mio piccolo contributo al lavoro di un amico.

Ciao,
Tom

Dolcetto Rivoluzione

In questo periodo mi è capitato di girovagare più del solito sul web, ho incontrato dei bei filmati che parlano del territorio e del modo in cui questo si rapporta con l’esterno.

Non lo diciamo solo noi che il Dolcetto è un vitigno difficile, succede anche a Dogliani, sentite quello che dicono questi produttori.

Mi piace in particolare quando rispondono alla domanda “qual è il vero Dolcetto”. E ancora di più quando parlano di “Dogliani come “un nome di elezione per il Dolcetto” e non “il nome di elezione”, già perché anche da queste parti, ad Ovada, vogliamo dire la nostra, anche noi lo facciamo come primo vino.

Noi siamo giovani, ci piace sperimentare e tirare fuori il meglio, talvolta rischiare, vediamo il Dolcetto come un grande vitigno, in grado di fare un “bel vino” e a vedere questo video mi è venuto da dire per fortuna non siamo soli!

Per questo abbiamo scelto nuovo con nuovo e tradizione alla tradizione, abbiamo deciso di fare vini moderni non in purezza affinati esclusivamente in acciaio, non per questo meno degni di nota, mentre i vini di tradizione sono rigorosamente in purezza, affinati in botti di legno, non come segno distintivo ma come rispetto per una scuola di vino.

Per entrambi i vini si lavora in vigna pensando alla bottiglia, non è semplicemente un bivio che si pone innanzi in cantina.

Voi che ne dite?

Secondo me da qui in avanti il Dolcetto farà un bel salto qualitativo: siete pronti ad assaggiare?

Ciao,

Tomaso

Forza Dolcetto, Ovada è ora!

Ogni giorno che passa osservo. Osservo la natura, osservo le altre persone, percepisco che il tempo passa e cerco di capire come fare per far migliorare la mia realtà interagendo meglio con gli altri.

E’ difficile darsi una risposta precisa, ma se non ci lavori è impossibile arrivare da qualunque parte.

Faccio questa premessa perché anche se la mia famiglia opera, in piccolo, in questo mondo da tre generazioni, a me è toccata la fortuna di vivere e gestire l’azienda di vino durante un cambiamento che definire epocale è poco. Devo per forza farmi delle domande, non c’è (più) una strada da seguire, dobbiamo rifarcela senza punti di riferimento.

Ho imparato diverse cose nel confronto (molto faticoso, perché spesso le tue idee vengono smontate e i tuoi sogni sfumano), una delle più importanti è che un azienda che produce vino è figlia del contesto in cui lo produce, il famoso Territorio.

Sembra banale. Non lo è.

Nell’Ovadese sono decenni che si vive un abbandono lento ed inesorabile del territorio, con un numero di nuovi imprenditori inferiore all’abbandono (o meglio al tentativo di, perché voler vendere è diverso da vendere) del territorio da parte degli esistenti: questo ha portato alla svalutazione dei terreni da un lato e dall’altro al forte sviluppo dell’urbanizzazione nei paesi.

Io francamente non riesco a spiegarmi questo fenomeno, vedo dei giovani determinati, certo non è una rete fitta, ma qua e là ci sono aziende interessanti con vini buoni e ottimi che faticano.

E non si riesce a fare gruppo, è faticoso vedersi e c’è diffidenza.

Io sono anni che predico a favore dell’unione e credo che il dolcetto della zona di Ovada in entrambe le versioni, DOC e DOCG se ben vinificato possa davvero regalare emozioni capaci di smetterla di essere considerati produttori di serie B rispetto a Dogliani, Alba e compagnia cantando.

Lo dico a fronte di assaggi comparati, intendiamoci, fatti con panel attendibili che escludono il mio vino, parlo della zona.

Ma non riusciamo (ancora, lasciatemi sperare) ad emergere.

Quindi cari produttori, non arrabbiatevi con la politica perché non ha fatto e ci sono le cantine da svuotare, da qui a 5/6 anni almeno sarà una salita ripida, bisognerà investire soldi, tempo ed energie, fare comunicazione mirata e far emergere il meglio di noi. Per carità, anche avere culo!

Mentre dico apertamente, non snobbate il dolcetto, non consideratelo un vino da prezzo, lo è diventato per logiche commerciali, ma sa regalare vini affatto scontati, piacevoli anche se di struttura e con gradazioni importanti, comunque godibili a pasto e in compagnia. Quando costa troppo poco vuol dire che (i) ci sono problemi commerciali oppure (ii) è una chiavica (cit.).

Il dolcetto non permette rese ettaro alte, e i costi ettaro sono più o meno simili per tutti. In più, considerate che ad Ovada non abbiamo denominazioni del calibro di barolo e barbaresco, quindi i cru migliori per il rosso sono tutti destinati al dolcetto.

Alla prossima!
Tomaso

Buoni propositi

Vigne vecchie di Dolcetto in restauro

Negli ultimi tempi sto faticando davvero parecchio, non è colpa di niente se non mia. La fatica più grande che faccio non la devo alla crisi, economicamente non mi posso lamentare, anche il vino ci da le sue soddisfazioni, complice l’annata 2009 che è stata davvero interessante.

Il vero problema nasce da un’altra considerazione, il territorio, ovvero il perché il territorio di cui siamo parte debba aver avuto un destino così crudo. Sto assistendo all’estirpazione di vigneti più o meno motivata da ragioni commerciali, le uve vengono pagate poco da tutti, incluse le famose cantine sociali che avrebbero dovuto creare un sistema per sostenere la viticoltura annullando la frammentazione.

Dalle nostre parti, non si fanno nomi, si faticano ad individuare delle aziende di riferimento, intendendosi come tali non solo coloro che fanno vini buoni in senso lato, ma anche chi poi quei vini li vende e sta in piedi. Non credo sia possibile semplicemente lamentarsi con la politica, sarebbe come sparare in aria.  In fin dei conti il nostro territorio, la nostra politica siamo noi. Siamo noi che con le scelte di tutti i giorni, coinvolti o spettatori, disegniamo il futuro della nostra casa, o quantomeno del luogo in cui essa si trova.

Si crea una questione di prospettiva, la costruzione di case nuove, tanto osteggiata dalle amministrazioni locali, (che hanno sicuramente le loro ragioni, ma non le mie), porta persone che vengono ad abitare fuori dalla città ma non vivono la campagna. Al max una villetta col giardino, ma l’agricoltura è di più: è sistemazione dei fossi, sfruttamento controllato dei boschi per evitare che si trasformino in giungle disabitate da animali, controllo delle frane e via dicendo.

Se sei un contadino, io non lo sono a tempo pieno (non posso permettermelo) ti accorgi dell’aumento della popolazione perché all’asilo forse non c’è posto per tuo figlio.

Non sono sicuro che tutto questo abbia un senso, ma sono ancora più smarrito quando penso che non saprei dove cominciare, probabilmente è anche colpa mia. Mi sono concentrato sul fare il vino buono e ridare fiato alla vallata dove abito. La promessa per il futuro è di legare quello che faccio per me al contesto, lentamente ma con vigore, per fare in modo di non dover dire ancora “non capisco”.

Tutto questo è una promessa e anche un augurio.

Buone feste, 

Tomaso

Dimensioni delle botti di legno: le nostre sono piccole.

Negli ultimi tempi abbiamo lavorato davvero sodo, la vendemmia, anzi, le vendemmie, unite al lancio di fortidelvento, la nostra nuova avventura, ci stanno riempiendo ogni attimo. Non siamo nemmeno riusciti ad organizzare le foto della vendemmia, con estremo dispiacere, non lo nego, ma abbiamo preferito fare bene quello che è il nostro lavoro piuttosto che disperderci.

 Ecco perché anche la scarsa presenza online e di aggiornamento del blog…che ci accompagnerà ancora.

Nel frattempo fuori dalla rete stiamo incontrando sempre più appassionati ed operatori e non ho potuto non fare caso ai discorsi sul cambio di pensiero in cantina che ha visto direttamente interessati alcuni produttori, cito uno fra tutti per stima e conoscenza diretta, Gianpaolo. Il suo discorso è stato ripreso anche da blog importanti. Trovo interessante e anche non banale che un produttore lo comunichi, da un lato, e che si voglia capire dall’altro.

Ma non capisco francamente perché, da parte di chi il vino lo beve, ci debba essere così tanta attenzione verso una delle scelte di produzione come quella della dimensione della botte di legno e non verso la filosofia che ha portato a quello che si trova dentro la bottiglia. 

Non so, forse mi sbaglio ma la domanda “botte piccola o botte grande” mi viene fatta sempre con maggiore frequenza, poche voltè però ci chiedono “perchè lo avete fatto così”, in generale.

Se potessi scegliere piacerebbe sentirsi chiedere qual’è la filosofia che ha portato alla produzione di questo o quel vino, piuttosto che quale botte abbiamo usato, ma sono certo che prima o poi succederà, visto le scelte fuori dagli schemi che continuiamo a portare avanti.

Approfitto inoltre del blog per dire la nostra in materia botti di legno: noi usiamo botti piccole, in particolare tonneaux (500 litri) con tostature leggere, principalmente usati e talvolta rigenerati, trovandoli davvero interessanti per la loro plasticità. Per noi è quasi una scelta forzata se fai piccoli volumi provenienti da vigneti diversi e vuoi un minimo orientare l’evoluzione del vino, usando botti grandi senza volumi finiresti per avere le mani legate in invecchiamento con dei vini diversi da come li avresti voluti.

Spiegato il motivo, resta comunque fermo il nostro obiettivo di usare le botti di legno come ossigenatori naturali e non come aromatizzanti, quindi il risultato finale deve permettere all’assaggiatore di apprezzare l’evoluzione e i sentori tipici di quel vino con il plus che un buon invecchiamento in legno prima e in bottiglia poi riescono a conferirgli.  Con le botti piccole….

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